IL COMMERCIO E L’UTILIZZO DEL FERRO NELL’ANTICHITA’

A nord dell’arco alpino che separa il Friuli dall’Austria nell’antichità vi era il Norico, una vasta regione montagnosa ricca di minerali, che era abitata da popolazioni di origine celtica.
Gli antichi commercianti aquileiesi avevano vari magazzini nel Norico nei quali raccoglievano il ferro e l’acciaio prodotto in loco per rivenderlo in Italia. In cambio i commercianti Italici portavano nel Norico vari manufatti quali vetri, ceramiche, vasellame, tessuti, vino, olio ecc.
Il commercio si sviluppava soprattutto attraverso il “canale del ferro” e lungo le cosiddette vie dell’ambra e il materiale consisteva sia di nuclei di ferro grezzo (loppa) da lavorare nelle fucine del territorio, sia di prodotti e utensili già pronti per l’uso.
Il ferro del Norico godeva presso gli antichi Romani di una meritata fama.
Nel Norico esistevano le premesse indispensabili per lo svilupparsi dì una vera e propria industria metallurgica. La regione era ricca di boschi che fornivano ottimo legname, di acque e di minerali (ferro, rame, zinco, tungsteno, carbone, magnesite ecc.) pertanto la popolazione locale vi trovò le risorse base per la produzione metallurgica. I Norici misero a punto una tecnica fusoria che permetteva di trasformare direttamente il minerale in acciaio. Esami metallografici eseguiti su spade, utensili e altri prodotti in ferro Norico ci indicano chiaramente che i Norici riuscivano a produrre magistralmente ferro dolce, acciaio temperabile e acciaio accoppiato (composto di ferro e acciaio usato prevalentemente per spade e armi).
Essi inoltre avevano una notevole esperienza circa l’impiego più appropriato di un materiale piuttosto che di un altro, a seconda del prodotto finale cui esso era destinato. Le loro nozioni metallurgiche non si limitavano alla sola fusione del ferro o dell'acciaio, ma si estendevano anche ai trattamenti termici di questo materiale. Si capisce perché Roma fosse interessata ad avere nella sua sfera d'influenza una regione tanto interessante dal punto di vista industriale e strategico.
Si hanno inoltre notizie della presenza di officine per la lavorazione dell’acciaio in Aquileia i cui prodotti iscritti, fatti con ferro e acciaio Norico, sono stati rinvenuti in località remote.  
Nella pedemontana pordenonese, dove prosegue ancora ai giorni nostri la produzione industriale di lame e di coltelli, non è difficile trovare insediamenti di epoca romana in cui si rinvengono frammenti di ferro grezzo. Vi sono aree fortemente intrise di residui ferrosi che rivelano la presenza di antiche fucine per la forgiatura di questo metallo. Sono stati raccolti numerosi campioni di loppa che sono anche stati donati a studiosi di metallurgia antica per fare comparazioni, statistiche ed esperimenti nei laboratori universitari.
Gli oggetti in ferro raccolti sono numerosissimi e testimoniano quanto sia stato importante questo metallo per la produzione di utensili indispensabili per il vivere di ogni giorno. Vi sono strumenti di ogni genere e foggia probabilmente forgiati nelle fucine locali, con ferro e acciaio del Norico, ma non è escluso che si possano reperire prodotti giunti già pronti per l’uso, oppure fatti con ferro grezzo arrivato da altrove.


Le fotografie rappresentano una piccola parte dei reperti in ferro provenienti dall'alto pordenonese.

 

                   

Le prime due foto sul testo rappresentano nuclei di loppa e un classico forno fusorio di Magdalensberg (Austria)

Le immagini non rispettano le proporzioni 

Questo scritto è stato ispirato da “Ferrum Noricum” di Riccardo Ponti Sgargi per F.lli Boehler & Co. Milano